I piselli di Pasolini

L’intera opera di Pasolini è costellata di piselli! Li descrive in tutti i modi, dai più delicati ai più espliciti. Vediamo come e perché Pasolini ha dedicato così tanto spazio alla celebrazione del pisello.

Dato che oggi, 5 marzo, è il compleanno di Pasolini, mi sembra giusto festeggiarlo facendo quello che lui praticava come missione di vita: creare scandalo. Infatti oggi vi parlo dei millemila piselli che compaiono nelle opere narrative e teatrali di Pasolini. Il pene era per lui qualcosa di sacro (come dargli torto, del resto?) e ricopriva un importantissimo valore simbolico.

Fin dai romanzi giovanili di Pasolini (per esempio Atti impuri e Amado mio) assistiamo a carrellate di “pacchi” visti attraverso svariati tipi di pantaloni con svariati tipi di chiusura, descritti con grande pienezza di dettagli. Pantaloni leggeri, pesanti, trasparenti, con bottoni, con spilli, e chi più ne ha più ne metta. Non è il caso di nasconderci il fatto che nei romanzi giovanili questi piselli appartengono praticamente a dei bambini, o comunque pre-adolescenti.

Comunque, all’inizio abbiamo soprattutto piselli nascosti, appunto, e non ci sono descrizioni esplicite, ma tantissimi eufemismi molto aggraziati per descrivere il pene (tipo «il mistero») e i rapporti sessuali («mi si offrì», «mi liberai»). Sono sempre descrizioni molto delicate e poetiche.

Nei romanzi successivi, quelli delle borgate, ci aspetteremmo molte più scene sconce, e invece ce ne sono poche, e per lo più eterosessuali. Questo è dovuto ovviamente al timore della censura (infatti i primi romanzi inizialmente non sono stati pubblicati, mentre quelli delle borgate son stati scritti proprio con quell’intento).

Però anche in questi romanzi, in cui tutti i personaggi sono in qualche modo negativi, rozzi, squallidi, i maschi hanno sempre qualcosa di aggraziato, tenero e sensuale. Invece, quando deve parlare di donne, son sempre brutte come la fame. Pelose, grasse, sformate, paragonate ad animali come la vacca o la scrofa. Chissà perché le femministe odiano Pasolini.

Negli stessi anni Pasolini scriveva anche dei racconti che poi in seguito verranno pubblicati nella raccolta Alì dagli occhi azzurri; e qui, siccome non aveva intenzione di pubblicarli quando li ha scritti, si lascia andare molto di più.

C’è persino un racconto in cui un bambino di nove anni ha un rapporto a pagamento con un uomo adulto (si tratta di un bambino di borgata quindi avvezzo alla prostituzione) e il suo pene viene descritto come «un suo piccolo dono, già rigido come un ciottolo, un rametto di castano».

Terribile, direte voi, e Pasolini alla fine l’ha pure pubblicato. Del resto, queste erano cose che a Roma succedevano quotidianamente.

Ma il bello viene dopo, quando Pasolini è ormai un intellettuale famoso (anche se ha già subito processi e querele di ogni tipo) e si può permettere di pubblicare un po’ quello che vuole. Lì inizia davvero il trionfo di piselli.

Pensiamo a Teorema, dove un ragazzo viene ospitato da una famiglia e se la tromba tutta quanta, dal padre alla madre al figlio maschio e alla figlia femmina e pure la cameriera. Le descrizioni dei rapporti sessuali però in questo libro sono comunque molto delicate, ed altamente poetiche.

Dove Pasolini si scatena di più sono le opere teatrali: in Orgia c’è proprio la descrizione dettagliatissima di un rapporto sadomasochistico, in cui il marito sottomette la moglie e dice cose tipo “il mio cazzo vuole veramente sangue” e ci sono descrizioni accuratissime del seme maschile.

In Affabulazione abbiamo un padre che si fa vedere nudo dal figlio e poi lo spia mentre fa sesso, in una vera e propria ossessione per il suo pene, per la sua forza virile. In Porcile poi abbiamo direttamente uno che fa sesso con i maiali.

Tutto questo non è che il preludio di quello che succederà alla fine della produzione di Pasolini. Tutti conoscono il film Salò o le 120 giornate di Sodoma, che prende spunto dal romanzo di De Sade (ma non ne è assolutamente il rifacimento o la trasposizione, sono due opere totalmente diverse).

Invece il corrispettivo letterario di Salò è Petrolio, l’ultimo romanzo di Pasolini, che ha lasciato incompiuto. È un romanzo difficilissimo e misterioso, ma è assolutamente straripante di piselli.

Il protagonista è un uomo che si chiama Carlo, che prima ha rapporti sessuali con la madre e la nonna, per non parlare di tutte le volte in cui si masturba (cioè sempre).

Poi a un certo punto diventa una femmina (o meglio, rimane maschio ma semplicemente ha la vagina al posto del pene), e nel momento in cui diventa femmina non ha altra ambizione che quella di darsi agli uomini. Di nuovo, chissà perché le femministe odiano Pasolini.

Una delle scene memorabili del romanzo ci descrive Carlo in mezzo a un plotone di maschi, che ha rapporti sessuali con ognuno di loro uno per uno, e di ognuno viene descritto dettagliatamente il pene, il modo di fare sesso e il modo di eiaculare. Sono descrizioni lunghissime e molto approfondite, estremamente esplicite; quindi possono essere anche disturbanti e di certo hanno destato lo scandalo che a Pasolini piaceva tanto suscitare. Vediamone una come esempio:

Il cuore di Carlo era in tumulto, per la visione di quel cazzo, grande, chiaro, quasi luminoso nel suo pimento, con la pellicina tirata sulla glande appena appena un po’ arrossata, e con la leggera screpolatura dovuta a una lanugine inodore, segno che era tanto che Sandro ‘non se ne veniva’: e del resto il carico del seme e della voglia era ben visibile in una certa palpitazione dell’intero membro, pulito, chiaro, ma nodoso, con le vene affioranti, che si spingeva in fuori e in alto, scoprendo sempre più disperatamente la glande rosea, lucida e asciutta

Pasolini, Petrolio, in Romanzi e racconti, vol. 2, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude Milano, Mondadori, 1998.

Tutta questa insistenza sui piselli non è dovuta solo a un’ossessione personale di Pasolini nei confronti dei maschi! Tutto nelle sue opere ha un significato. Spesso il sesso è usato da Pasolini come strumento di scandalo e quindi di conoscenza, di rivoluzione culturale. Altre volte il sesso serve a rappresentare le dinamiche sociali e politiche, i rapporti di potere. In Petrolio, infine, il pene ha un ruolo sacro perché rappresenta la forza vitale della classe proletaria e la sua libertà che il fascismo cerca di reprimere.

E la grandezza di Pasolini sta nel riuscire a rendere poetica e meravigliosa anche la descrizione più cruda ed esplicita.